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Torino Film Festival 2007: il diario-blog della quinta giornata

Giovedì 29 Novembre 2007, 17:06 in Cinema di

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Foto e testo di Gabriele Diverio 

Quinto giorno di proiezioni al Torino Film Festival 2007; i film sono tanti e ogni volta che ne scegliamo uno, ci piange il cuore non poterne vedere un altro.
In base a cosa scegliamo?

Vi sarete accorti che si dà la precedenza ai film in concorso nella categoria principale – “Torino25” – e a quelli di forte richiamo, come i due di Wong Kar Wai e di Bentivoglio di ieri, ma a volte qualche titolo ci affascina più di altri e allora…

E’ ormai qualche giorno che abbiamo assistito al terzo documentario di Alina Marazzi (nella foto con Nanni Moretti), intitolato Vogliamo anche le rose, (Italia 2007).
Questa giovane regista porta sulle esili spalle un pesante fardello: l’aver realizzato un capolavoro come opera prima.

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Cinque anni fa vinse proprio qui a Torino la sezione documentari con Un’ora sola ti vorrei, un film che ancora a distanza di anni fa parlare di sé, si è insinuato nell’animo di chi l’ha visto e a volte riaffiora, riportando in superficie quel sentimento di dolce malinconia di cui era impregnato.
Da allora ogni nuovo lavoro della documentarista è atteso con ansia dai suoi ammiratori; Per sempre (2005) – un’inchiesta sul mondo delle suore, indagando sulla loro natura di donne, prima che di religiose –  e Vogliamo anche le rose, non fanno che confermare che Alina Marazzi è la più brava regista italiana sulla piazza.
E la si smetta di dire che “Però Un’ora sola ti vorrei è più bello”, perché tanti hanno iniziato “col botto” e poi si sono persi per strada.
Il difficile non è far centro una volta, ma ripetersi.

Questo documentario è ben realizzato – sempre più brava la montatrice Ilaria Fraioli – ed ha un ritmo intenso che tiene sempre sveglia l’attenzione dello spettatore.
La lunga marcia d’emancipazione femminile dagli anni sessanta in poi viene resa attraverso l’utilizzo di svariate testimonianze: spezzoni di programmi RAI dell’epoca, documentari, film, fotografie, sequenze animate e indovinate ricostruzioni sulle quali scivolano, in modo ancor più efficace, le parole di tre comuni donne italiane.

Dalle pagine dei diari di Anita, Teresa e Valentina, concessi dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (Arezzo) – emorgono esperienze uniche, intime e private che servono da passe-partout per capire le problematiche del periodo.
Il guanto di sfida lanciato alla società patriarcale, la ricerca della libertà sessuale, il diritto a poter provare e sbagliare, per rialzarsi e provare di nuovo senza sentirsi inferiori a nessuno: ecco cosa muove i visi delle donne che appaiono sullo schermo.
Si riflette, si ride e si piange: di più non si potrebbe chiedere.

Per quanto riguarda “Torino25” abbiamo visto Away from her (Canada, 2006), di Sarah Polley e Vogelfrei (Lettonia, 2007), di Janis Kaleis, Janis Putnins, Gatis Smits e Anna Viduleja.
A volte la programmazione casuale del Festival crea strane relazioni; può capitare ad esempio di vedere uno dietro l’altro il film più coinvolgente – ad ora – della manifestazione e subito dopo quello più apatico.

La storia canadese tratta di Fiona – una Julie Christie davanti a cui il tempo deve chinar la testa: bella oggi come ai tempi di Fahrenheit 451 (1966, di Francois Truffaut) – alle prese con il terribile progredire dell’Alzheimer.
Al marito Grant – Michael Murphy –  il compito più duro: seguire impotente il lento sfiorire dell’amata compagna e saper intuire quando farsi da parte per regalarle gli ultimi sorrisi.

Il film lettone invece ha, probabilmente, come protagonista Teodor; diciamo probabilmente perché il film è l’insieme di quattro blocchi temporali – infanzia, adoloscenza, maturità, vecchiaia – che hanno tutti per protagonista un Teodor.
Non ci viene data la certezza che il bambino, il giovane, l’uomo e l’anziano siano la stessa persona, ma è evidente che sia così.
Cosa succede a Teodor?
Teodor ha degli evidenti problemi nel relazionarsi con il mondo e ciò lo si evince dal fatto che non ha amici, è impacciato con le donne, tiene a se stesso come a nessun altro e ama starsene per conto proprio.
Ma nessuno può condurre serenamente un’esistenza simile e allora assistiamo ai suoi tentativi di dare una sferzata alla triste parabola discendente che è la sua vita.

Desideravamo far capire ai lettori che Fiona, Grant e Teodor soffrono; sono tutti attanagliati da un male, fisico o mentale, che non lascia loro la possibilità di respirare.
I registi hanno deciso di presentarceli facendo leva su sentimenti diversi: Polley ci ha fatto diventare intimi amici dei suoi protagonisti e ci ha catapultato all’interno di quel ricovero per malati di Alzheimer, senza darci la minima protezione al dolore.
I quattro registi lettoni hanno invece adottato una tecnica di allontanamento, di disaffezione nei confronti del loro protagonista.
Indubbiamente questo effetto è voluto: non riuscendo Teodor a provare sentimenti per nessuno, anche il pubblico in sala deve lavorare più di testa che di pancia.
Ma non si può pretendere, a nostro avviso, che il film possa crearsi un vasto gruppo di sostenitori.
Durante Away from her ci siamo commossi ed emozionati in molte occasioni, durante Vogelfrei mai.
E ciò per noi è sufficiente per decidere con chi stare.

La scena più divertente: le telecronache “dal vivo” di uno dei compagni di degenza di Fiona.

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13 Giu 2008
alle 15:53

ely

Lo andrò a vedere sicuramente e voi? Forte il trailer!! guardate<a href="http://memopal.clickmeter.com/467859.html">Ho Ammazzato Berlusconi</a>

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